|
Negli ultimi 20 anni è cambiato l’approccio con la fotografia, e la possibilità di uscire dagli schemi e sperimentare nuove capacità creative, ha senza dubbio rivoluzionato il modo di scattare e soprattutto influenzato una generazione di fotografi per quanto riguarda la composizione dell’inquadratura.
E’ obbligatorio premettere che NON ESISTE una regola fissa e che, come per un quadro, è importante che l’immagine esista prima nella nostra immaginazione, e che, una volta riprodotta, comunichi un messaggio o che sia esteticamente accattivante. Questo significa che a seconda del tipo di immagine che abbiamo in mente, adotteremo le tecniche che il nostro cervello ci suggerisce. E’ anche vero che se non si riesce ad ottenere esattamente il risultato che avevamo previsto, la tecnica fotografica e un po’ di attenzione alla scena ci viene in aiuto. Fra le poche regole considerate universali, la prima è sicuramente quella di evitare che nello sfondo o di fronte al soggetto vi siano i cosiddetti elementi di disturbo, a meno che essi non siano funzionali alla fotografia stessa.; definirei sotto questa nuova luce a questo punto un “elemento di disturbo” come un qualcosa che disturba il fotografo e non chi poi guarderà la foto. A volte la presenza di elementi all’apparenza inutili o che distolgono lo sguardo dal soggetto principale, può essere una precisa scelta estetica, per cui la decisione sta al fotografo. Di sicuro il consiglio quando si scatta è di stare molto attenti a cosa compare nella foto; a volte anche un tavolo o una sedia possono essere ‘fastidiosi’ e possono non essere notati fino al momento in cui si visiona il risultato.
In questo caso il palo blu potrebbe essere considerato un elemento di disturbo in quanto distoglie l’attenzione dal soggetto principale. Non solo, il fatto che sia posizionato a destra ne accentua l’importanza secondo una ben nota regola legata al meccanismo di lettura occidentale; l’occhio percorre l’immagine da sinistra a destra, e proprio a destra trova la ‘fine’ o il compimento della sua lettura. E’ anche vero però che lo stesso palo caratterizza per chi ne è a conoscenza, il luogo in cui è stata scattata la foto. In questo caso viene comunicato un messaggio; non si tratta più di un elemento di disturbo quanto invece del ‘secondo’ soggetto della foto che assume importanza quasi quanto l’elemento principale. Da notare che in questo stesso esempio, la posizione dello scatto è dal basso; ottima cosa perché consente uno stacco fra il viso e il cielo che non avremmo avuto ad una altezza normale. Se la macchina fosse stata posizionata ad altezza viso, avremmo fatto fatica a distinguere il soggetto dai cespugli nello sfondo. Qualche consiglio su questo scatto? Se non indispensabile avrei cambiato posizione escludendo il palo blu, avrei aperto il diaframma alla massima apertura possibile e avrei zoomato un po’ di più sul viso del soggetto, in modo da sfocare leggermente lo sfondo ed evitare la distorsione a barilotto che è chiaramente presente. Avrei anche collocato il viso non al centro dell’inquadratura (come vorrebbe una regola antica quanto noiosa per i ritratti) ma leggermente spostato verso il basso a destra, con soggetto con sguardo rivolto in alto a sinistra (alla sua destra). Con questa nuova prospettiva si sarebbe avuta una maggiore dinamicità e avrei evitato l’effetto ‘noia’ che inevitabilmente accompagna questo scatto.
Nella composizione dell’inquadratura, sia essa un paesaggio o un normale scatto familiare è sempre meglio tenere in considerazione la cosiddetta regola dei terzi . Secondo la regola dei terzi, è preferibile non porre il soggetto dell’inquadratura al centro, ma in una delle linee di intersezione di un’ipotetica divisione dell’inquadratura in nove quadranti, così da evidenziarne il dinamismo ed evitare un effetto di ‘piattezza’ globale. Facciamo qualche esempio:

In questo caso il soggetto principale, una maschera tipica ancestrale, si trova esattamente allineata alla prima linea verticale, e il volto coperto da fronde si trova nel punto di intersezione con la linea orizzontale (punto di forza, punto focale o fuoco). Questi punti di forza sono i punti dove l’occhio si concentra maggiormente dopo aver osservato il centro dell’immagine. Se avessi disposto il soggetto al centro dell’inquadratura, avrei perso sicuramente la dinamicità della foto, la concentrazione che inevitabilmente ora si sposta sul soggetto principale e la prospettiva dove si intravede il resto della compagnia della sfilata.
Alcune macchine sono provviste nel mirino di un reticolato analogo, per aiutare proprio questo tipo di composizione; torna molto utile visualizzare la divisione per terzi soprattutto per le foto panoramiche:

In questo caso l’allineamento dell’orizzonte con la linea di forza orizzontale è perfetto. La presenza di un’isola sulla sinistra non sbilancia l’inquadratura nonostante non si trovi allineata pienamente con il punto di fuoco, anzi a mio avviso la posizione decentrata ne esalta la dinamicità e l’importanza, bilanciando l’intera inquadratura. Per non essere sgradevole, una foto panoramica dovrebbe sempre basarsi sull’allineamento dell’orizzonte.

Anche nelle foto apparentemente poco studiate, sarebbe bene pensare all’applicazione della regola dei terzi; in questo caso si tratta di una foto scattata in una sagra paesana. I tre signori sono posizionati in modo tale da avere il massimo dell’attenzione, sia al centro dell’inquadratura (zona aurea), sia sul punto di fuoco di intersezione delle linee di forza. Sono chiaramente loro i protagonisti della nostra visione, ma non sono posizionati unicamente al centro. Il punto è esattamente questo: Se volete bilanciare bene un’inquadratura, evitate lo staticismo di una banale foto con soggetto al centro, e sperimentate posizioni legate alla divisione in quadranti. I risultati ottenuti potrebbero stupirvi, anche su soggetti semplici o dall’apparente mancanza di appealing . Spostare nell’inquadratura un soggetto in basso a destra, possibilmente in coincidenza con il punto di fuoco, trasforma una foto statica in una bella foto che fa lavorare sia l’occhio che la mente. Non per altro la regola dei terzi è stata applicata per secoli nella pittura! Non si tratta di un’invenzione recente, ed è legata a precisi concetti geometrici sui quali non sto a tediarvi. Un’altra tecnica molto usata e spesso considerata quasi banale, è di ‘incorniciare’ il soggetto della foto con un altro soggetto. Vi faccio vedere subito un esempio concreto:

Non c’è molto da spiegare qua. Si tratta di dare importanza contemporaneamente a due soggetti che si trovano su due piani differenti. In questo caso è chiaro l’effetto finestra che si viene a creare ed è comunque una foto non particolarmente statica (con soggetto ‘visto attraverso’ al centro e finestra decentrata). Trovare situazioni di scatto di questo tipo non è particolarmente difficile specie se si ha a che fare con architettura o elementi naturali. Ricordatevelo nella vostra prossima escursione! In ogni caso il mio consiglio è sempre quello di non smettere mai di scattare e sperimentare, e ricordate che prima di tutto l’immagine dovrebbe essere nella vostra testa; il vostro compito è di concretizzarla in uno scatto, esattamente come un pittore davanti ad una tela. La tecnica aiuta, ma ciò che avete dentro e ciò che volete rappresentare è, e deve essere, più forte delle regole. Le regole nascono per essere infrante, se è quello il risultato che volete ottenere. |