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Il ritratto, tecniche e consigli PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Settembre 2010 00:00

In fotografia, soprattutto in quella che potremmo definire ‘moderna’ è assai complesso parlare di ritratto e su come debba essere correttamente scattato. Secondo la mia esperienza, le regole guida che potevano valere fino a 20 anni fa, oggi risultano in gran parte obsolete e noiose. Allora quali dritte, quali linee seguire?

Principalmente un bel ritratto è soggettivo sulla base dello scopo della fotografia; il contesto e lo scopo dello scatto ne caratterizzano la sua validità artistica o funzionale. Ai giorni nostri importa poco avere delle regole fisse, poiché un ritratto di un modello per una rivista di moda è caratterizzato da luci, taglio, e colori diversi da un ritratto artistico che possiede caratteristiche inusuali; caratteristiche che spesso sono la firma stessa dell’artista. Una volta chiarito questo concetto, possiamo affermare che come in ogni fotografia, maggiormente nel ritratto, è fondamentale la luce, la sua qualità e il suo angolo di incidenza; questo perché il volto è ricco di elementi tridimensionali, e l’illuminazione ne deve, o ne dovrebbe, esaltare le forme e la profondità nello spazio. In molti casi la luce stessa può evidenziare particolari o correggere difetti. In linea di massima, possiamo distinguere tre tipi di ritratto: Il ritratto in studio, il ritratto ambientato (in una casa o nel luogo di lavoro che caratterizza il soggetto) e il ritratto in esterno. Nel primo caso, grazie all’utilizzo di illuminazione artificiale possiamo avere il massimo controllo delle luci, un po’ meno nel secondo e per il ritratto in esterno dobbiamo affidarci alla luce solare (anche qua non sempre però) e saperla sfruttare al meglio.

In un classico ritratto da studio, possiamo scegliere come illuminare il soggetto. In questo particolare esempio, sono presenti solo due fonti luminose: una in alto a sinistra (lo si nota dall’illuminazione dei capelli e dall’ombra degli occhiali) e una lateralmente a destra vicino al soggetto. Quest’ultima è resa più soft tramite l’utilizzo di un ombrello diffusore.
La scelta precisa di usare come in questo caso un tempo di otturazione veloce (1/1000 sec) , il diaframma discretamente chiuso e una attenzione alla posizione delle luci, ha consentito uno stacco netto con il fondale, che pur essendo in origine tutt’altro che scuro, in questo caso risulta nero. In abbinamento con una maglia nera, il risultato finale è uno stacco totale del viso, che se pur caratterizzato da ombre che possono sembrare a prima vista inusuali, esce con prepotenza dall’inquadratura.


(ecco lo schema delle luci del primo ritratto)

 

In questo caso invece la fonte di illuminazione è solo una, sulla destra e diffusa da un ombrello bianco (in altri articoli vi spiegheremo meglio come utilizzare queste luci e a cosa servono esattamente i diffusori). L’esempio che vorrei porre alla vostra attenzione con questa foto è semplice: non è detto che più luce significhi una foto ‘migliore’. I toni drammatici dovuti alla quasi totalità della parte sinistra in ombra caratterizzano questa foto. La visibilità della tenda nello sfondo smorza la forza di questo scatto; in presenza di un fondale nero avrebbe avuto un aspetto quasi ‘horror’.

 

(ecco lo schema delle luci del secondo ritratto)

Come dicevamo prima, in studio si ha un maggior controllo delle luci rispetto ad un’abitazione o ad una foto scattata in esterno. Questa però non è una regola fissa e dipende essenzialmente dalle tecniche che si sceglie di utilizzare.

 

In questo caso, un ritratto ambientato scattato in casa, è chiara la presenza di luci artificiali. Una sulla sinistra in alto di grande potenza ma con ombrello diffusore, e una dietro il soggetto che ne illumina con prepotenza lo sfondo(staccando il soggetto) e ne esalta al contempo il colore dei capelli. Questo scatto è rappresentativo di come si possa scattare un ritratto ambientato con luci artificiali esaltando la scena e la spontaneità del soggetto.

(ecco lo schema delle luci del ritratto ambientato)

 

In un ritratto in esterno dovremmo preoccuparci dell’angolo di incidenza della luce e del fondale dell’inquadratura. A volte però la priorità è quella di cogliere un’espressione e non sempre possiamo disporre del tempo necessario per ‘comporre’ la nostra idea in modo perfetto. I grandi maestri della fotografia sanno bene che talvolta pensare alla tecnica o alla luce è il rischio di perdere un espressione o un momento che dura un istante. Questo concetto si adatta soprattutto ai ritratti da reportage, un po’ meno quando abbiamo un soggetto statico. In ogni caso riflettere sempre su questo concetto. A volte la priorità è immortalare un istante e non la composizione dello scatto.

 

Scatto in esterno. Come fondale abbiamo un bosco. Corretto lo sfocamento dovuto alla lunghezza focale dell’obbiettivo e all’apertura del diaframma (ne parleremo in altri approfondimenti) ed è abbastanza netto lo stacco del viso, dovuto in gran parte alla differenza di colori.
Unica illuminazione presente qua è la luce solare, incidente ma soffusa proprio dalla presenza delle fronde degli alberi. Le ombre infatti non sono nette e l’aspetto è ‘soft’.

 

Scatto in esterno, con luce posteriore destra particolarmente forte e incidente; il controluce è evitato e lo stacco del soggetto, dovuto principalmente dall’illuminazione dei capelli e dei contorni del lato destro è abbastanza netto. Si perdono un po’ di dettagli perché manca una illuminazione diretta sul volto, ma è proprio l’effetto ‘soft’ che si voleva ottenere. Il taglio evidenzia anche la parte sinistra da dove trapela un fascio di luce da un ingresso, mostrando anche l’ambientazione.

 

Altro scatto in esterno. La differenza in questo caso è la presenza di tre luci artificiali. Si tratta più che altro di un piccolo esperimento sull’utilizzo di illuminazione artificiale in condizioni di luce sfavorevole. Lo scatto è stato fatto un pomeriggio d’estate, in pieno sole e la direzione della luce, contrariamente a quanto può sembrare, era praticamente posteriore al soggetto, leggermente sulla destra.
Un tempo di otturazione di 1/1000 di secondo e una maggior chiusura del diaframma hanno fatto sì che il soggetto rimanesse comunque ben illuminato, con ombre che ne caratterizzano il volto e la maglia, mentre l’ambientazione esterna risulta molto meno luminosa, con conseguente stacco del soggetto (che con un diaframma così chiuso sarebbe stato difficile per via della scarsa sfocatura dello sfondo; ma di questo ne parleremo più avanti).
Le luci artificiali sono state posizionate ai due lati del soggetto, con quella sulla destra dominante (più potente delle altre) e una in basso che illumina leggermente dal basso verso l’alto.

(setup delle luci del ritratto esterno sopra)

 

Altro piccolo consiglio: quando scattate pensate sempre a cosa volete evidenziare. Se è il volto ad essere protagonista, abituatevi a scattare in ginocchio!
Una foto dal basso verso l’alto stacca il soggetto perché nella maggior parte degli scatti esterni, avere il cielo come fondale dà il massimo risultato. Si tratta di un fondale spesso omogeneo e con un colore tale che è difficile che il volto abbia intorno elementi di disturbo.

Ricapitolando, possiamo dire che non esistono regole assolute che non siano nella sensibilità del fotografo.
Le foto qua rappresentate a titolo di esempio non sono certamente il massimo della creatività; quella la dovete trovare in voi, scattando e sperimentando. Ricordate che la luce gioca un ruolo fondamentale in qualsiasi scatto e ricordate sempre che è il soggetto da fotografare l’elemento da caratterizzare. La luce ne può evidenziare pregi o difetti, può esaltare o cancellare le caratteristiche del volto. Evitate controluce puri se non avete un flash o uno schermo riflettente a compensare la luce, e sappiate approfittare invece di una buona luce incidente leggermente laterale di un tardo pomeriggio.


 

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