|
Strobist? (termine coniato dal famoso David Hobby) O preferite Lampista? (la traduzione italiana coniata dall’omonimo gruppo su flickr) Il concetto di cui vi sto per parlare sarà sicuramente nuovo per alcuni di voi: spostare l’illuminazione artificiale dalla macchina fotografica all’esterno.
Per i fotografi professionisti forse si tratterà di qualcosa di già conosciuto, applicato a fonti di illuminazione di grosse dimensioni, alimentate a 220v e con softbox di dimensioni spropositate. Tutti gli esempi dei quali parleremo e che vedrete di seguito invece sono stati scattati usando dei normalissimi flash regolati in manuale ( come del resto i parametri della macchina fotografica) degli ombrellini come softbox e un gel CTO. Credo che la massima aspirazione di qualsiasi fotografo sia di poter controllare la luce, in qualsiasi condizione di scatto ci si trovi. A volte è assolutamente impossibile e per salvare uno scatto imperdibile siamo costretti ad usare la luce che abbiamo al momento, sia essa una lampada ad incandescenza o direttamente la luce solare. In molte altre occasioni però abbiamo tempo e spazio per allestire un set fotografico che ci consente davvero di controllare con precisione le fonti luminose ed ottenere esattamente il rapporto di luci, ombre ed angoli che avevamo in mente. Questo set fotografico è allestibile praticamente dovunque, perché potete montarlo in pochi minuti in una location esterna o in casa, non avete bisogno di alimentazioni di rete. L’attrezzatura indispensabile per un set base è questa:
- ° Quanti più flash potete avere, più avrete il controllo della luce; io uso fino a 5 flash Nikon SB-28 (reperibili usati a circa 90 euro ciascuno). L’essenziale è che possiate controllare in manuale la potenza e possibilmente la dimensione del cono di luce (funzione zoom).
- ° Uno stativo per ogni flash che usate, e almeno un supporto piatto da tavolo.
- ° Un supporto che serva ad attaccare il flash al cavalletto che abbia il supporto per un ombrello diffusore. Ovviamente anche gli ombrelli diffusori.
- ° Kit di trasmettitore e ricevitori wireless che consente di controllare i flash tramite l’Hot Shoe della macchina fotografica. Io attualmente uso i Cactus V4, reperibili per ora solo via internet da un noto produttore cinese
- ° Kit di filtri colorati (gel) per ottenere particolari effetti o per illuminare un fondale
- ° Fondale pieghevole a due facce, nero e bianco; lo uso ovviamente solo per le foto in interno ed è stato usato come fondale negli esempi di questo articolo.
Ovviamente dovete avere una macchina fotografica digitale che abbia una presa per flash esterno (Hot Shoe) dove attaccare il trasmettitore del sistema wireless per controllare i flash.

Prima di partire in quarta a scattare, soffermiamoci un po’ sulla teoria che sta dietro questa tecnica di illuminazione. Le ombre caratterizzano il soggetto dello scatto, ne danno tridimensionalità e profondità. Questo è valido universalmente! Una foto con flash sulla macchina fotografica, apparirà quasi sempre piatta e priva di spessore, e se il fondale è un muro bianco, l’ombra del soggetto che inevitabilmente si verrà a creare sarà di grande disturbo. Spostare la/le vostre fonti di illuminazione lateralmente o comunque in qualsiasi punto dello spazio, donerà allo scatto una nuova dimensione di profondità e vi consentirà di sfruttare la vostra creatività. Questo vale sia per le foto in interno che per l’esterno! Potete immaginare di dover scattare una foto in un tardo pomeriggio, con un cielo pieno di nuvole e una illuminazione scarsa; aggiungendo una serie di luci artificiali, potrete avere un soggetto perfettamente esposto, con ombre creative e un fondale naturale magari leggermente sottoesposto a fare da contorno. Stà tutto alla vostra esperienza e alla vostra creatività! Il primo scoglio da oltrepassare sarà di una discreta difficoltà, ovvero: “come settare i flash? Dove posizionarli? Come devo settare la macchina fotografica in manuale?“ La prima cosa da fare è quella a mio avviso di individuare una luce chiave (possa essere uno dei flash o in esterno anche il sole) e bilanciarla con le altre che abbiamo a disposizione. Per questo la prima abitudine è quella di posizionare i flash guardando dietro di loro esattamente l’angolo di illuminazione che avrà la nostra luce; questo per ogni singolo flash presente sul set. Lo scopo generalmente è di avere un soggetto perfettamente esposto, e una luce di ambiente, se presente, più bassa di circa due stop rispetto all’esposizione ottimale. Per esperienza parto con l’idea che l’illuminazione tipica diurna in una stanza con finestre sia di 1/25 sec. a ISO 200 con un apertura di diaframma di f/4.5. Se volessi scattare un ritratto con flash bilanciando con la luce ambientale (ritratto ambientato) di modo tale da evidenziare anche i particolari della stanza, dovrei semplicemente abbassare l’esposizione di due stop e regolare di conseguenza la potenza dei flash. Per abbassare di due stop posso intervenire sia sui tempi che sul diaframma; qua le combinazioni possono essere tante, e dipendono dalla profondità di campo che voglio ottenere, dalla luminosità dell’ottica che ho a disposizione o dal fatto che non avendo un cavalletto sono costretto ad usare tempi di esposizione più veloci possibile. Potete stare su 1/25 ma chiudere il diaframma a f/8; posso anche aumentare il tempo di otturazione a 1/250 e aprire il diaframma a f/2.0 (se la mia ottica me lo permette) ma rinuncerei alla profondità di campo. Come dicevo le combinazioni sono tante! Ma come regolare i flash? Mettiamo che in questo caso ipotetico ci sia solo un flash esterno in gioco. La prima cosa da fare è capire dove posizionarlo, se usarlo diretto o far rimbalzare la luce sul soffitto o su una parete e se usare o meno un ombrello per diffondere la luce. Una volta chiaro l’effetto di illuminazione (e quindi delle ombre) che volete ottenere, bisognerà pensare alla regolazione della potenza. Per i primi scatti si andrà inevitabilmente a tentativi, magari partendo da 1/8 (un ottavo della potenza massima) e poi aumentando o diminuendo fino ad ottenere il risultato voluto. Per aumentare o diminuire la potenza a volte basta avvicinare o allontanare la luce dal soggetto, e molti fotografi preferiscono questa soluzione perché è chiaramente più veloce. Tutto sta nell’esperienza. Ricordate sempre di segnare su un foglio uno schema per ogni fotografia scattata; tenete sempre nota del tempo di otturazione, del diaframma, della potenza dei flash e della loro posizione! Cercate di ricordare ed immagazzinare quante più informazioni possibili per ogni scatto che fate! Dopo qualche tempo vi renderete conto che riuscirete a settare le varie cose sbagliando al massimo di mezzo stop, errore che può essere facilmente corretto anche con Photoshop e che comunque vi avvicina in modo inesorabile alla perfezione! In esterno il concetto non cambia molto. Usando il più basso valore di ISO disponibile (per aumentare la qualità dell’immagine al massimo), misurate con la macchina che valore di diaframma vi consiglia l’esposimetro con il tempo di sincronizzazione massimo (in genere su una reflex con otturatore a tendina sarà di 1/250 sec) e giocate con il diaframma e la potenza delle luci (in genere per esperienza direi che in un esterno mediamente luminoso può essere sottoesposto con un diaframma di f/11 e il flash a 1/4 o 1/2 della potenza. Se il flash è abbastanza lontano potete anche settarlo a piena potenza. Questo discorso vale sia che si stia usando un flash, sia che i flash in gioco siano di più; usateli con creatività. Un flash laterale può essere la luce chiave, le altre di riempimento o di bilanciamento. E’ anche valido considerare il sole come luce chiave e tutti i flash bilanciano o riempiono la scena. Se avete una macchina digitale con otturatore elettronico, avete la manna dal cielo a mio avviso. Possedendo anche una Sony DSC R1 (che fornisce immagini di pari qualità di una reflex), posso sincronizzare i flash wireless fino a 1/1000 di secondo. Questo mi consente un controllo ancora maggiore, perché in questo caso vale la regola che con i tempi di otturazione (quando sono così alti) posso ‘regolare’ la luce ambientale, mentre con il diaframma regolo l’effetto del flash. In questo modo diventa ancora tutto più facile! Semplicemente aumentando il tempo di esposizione sottoespongo la luce solare ma non i flash, chiudendo il diaframma invece diminuisco l’illuminazione del flash e in misura minore la luce solare. A seconda della luce si possono utilizzare i gel. I gel per flash non sono altro che delle strisce trasparenti colorate da applicare di fronte alla lampada. Spesso le utilizzo per illuminare i fondali o semplicemente per bilanciare la luce solare che nativamente ha un colore che tende all’arancione. Un flash con un gel CTO avrà una temperatura di colore molto simile a quella della luce solare ed è utile a dare un colore più naturale all’illuminazione, sia in studio che in esterno. A volte sarà utile un gel verde per compensare una luce a fluorescenza. I giochi e gli esperimenti che si possono fare usando i gel e le impostazioni del bilanciamento del bianco della macchina fotografica sono praticamente senza limiti. Anche qua il mio consiglio è di scattare, provare e fare esperienza; se qualche risultato vi è sembrato interessante, segnate tutto! Non lasciate che la memoria vi faccia dimenticare qualcosa che un domani vi tornerà molto utile! Altra cosa alla quale dovete fare attenzione è dove non volete che vada la luce dei vostri flash! Prestate sempre attenzione alla zona esatta che volete illuminare, e ricordate sempre che muri o pareti per loro natura riflettono la luce e possono dare luogo ad ombre o luci indesiderate. Per evitare questi inconvenienti potete usare i cosiddetti “goboes“, che non sono altro che schermi per fare in modo che la luce non vada dove non deve. Possono essere anche dei semplici pezzi di catone fissati con del velcro ai lati o sopra il flash stesso. Per ridurre invece le dimensioni del cono di luce proiettato dal flash, potete usare uno “snoot“, cioè una sorta di tubo a sezione rettangolare da applicare alla testa del flash; lo potete facilmente costruire con una scatola e del nastro adesivo. Con uno snoot di circa 25 cm potete ottenere un rettangolo di luce sufficientemente piccolo da poter illuminare per esempio solo gli occhi di un soggetto di un ritratto, ottenendo effetti veramente particolari. Luce dura (senza ombrello o softbox) o luce morbida? Più ombre o meno ombre? Questione di gusto! Se è vero che basta un solo flash e un ombrellino bianco per scattare un bel ritratto, è anche vero che questa tecnica collaudata può diventare noiosa. Ancora una volta, non smetto di ricordarvelo, sperimentate! Non è mai necessariamente vero che una luce dura è sbagliata, e non è mai necessariamente vero che illuminare solo una parte del soggetto è un errore! Scattate, scattate, scattate. Ora vi faccio vedere alcuni esempi pratici di scatti fatti in casa/studio con relativo schema delle luci e parametri di esposizione.

Questa foto è scattata con luce solare. Poca illuminazione e macchina su cavalletto. Tempo di esposizione di 4 secondi e f/4.5 di diaframma. Belli i colori, ma poche ombre. Foto semplice ma poco accattivante. Lo sfondo che dovrebbe essere nero, assume una tonalità bluastra.


Flash posizionato sulla sinistra, senza ombrello diffusore, quindi con luce dura. Non mi dispiace l’effetto, ma l’ombra sulla destra è decisamente troppo intensa e poco gradevole.


Con l’ombrello le ombre sono meno taglienti e incisive. La foto già così andrebbe bene e sarebbe già una discreta natura morta. Ma che succederebbe aggiungendo un flash sulla destra per compensare un po’ la mancanza di illuminazione e le ombre?


In questo caso, con un secondo flash a bassa potenza, si vedono maggiormente i particolari sulla destra e l’illuminazione è certamente bilanciata meglio di quella con un solo flash. E se per scaldare il tutto e illuminare con una luce color oro aggiungessimo un terzo flash con un gel arancione (CTO) che punta direttamente sul fondale?


Meglio no? La luce chiave rimane quella a sinistra, la luce a destra compensa le ombre e riempie, la luce che punta sul fondale scalda i colori e rende il tutto più ‘warm and soft’. Il nostro discorso sugli scatti con Flash esterni alla macchina non finisce qua! Spero però che per ora sia una introduzione interessante, spero di avervi fornito nozioni e spunti nuovi per sperimentare la vostra creatività. Non dimenticate mai le regole d’oro! Scattate sempre e prendete nota delle cose nuove che scoprite. A presto con il prossimo tutorial! |